Osteopatia

Emergenza sanitaria: pausa dal lavoro o momento di riflessione?

Vorrei iniziare questo articolo con una frase di Andrew Taylor Still:
“L’osteopata non dovrebbe mai temere di trovarsi di fronte ai disturbi climatici o alle malattie delle quattro stagioni. Dovrebbe entrare nella battaglia con la sua conoscenza della fisiologia e dell’anatomia e far superare ai suoi pazienti febbri di tutti i tipi. Non dovrebbe mai aver paura di prendere un caso di difterite, di scarlattina, di tonsillite, di mal di gola, di morbillo, di polmonite, di febbre tifoide, di erisipela, se viene chiamato entro un periodo di tempo ragionevole”.
La scelta di iniziare con questa frase non è dettata dal voler creare un effetto teatrale e drammatico che possa in qualche modo enfatizzare ciò che sto per dire. Il mio vuole essere solo un invito a riflettere in questo periodo di emergenza.
La presidentessa del ROI ha inviato tutti gli osteopati a chiudere i loro studi e rimanere a casa. Consiglio che, personalmente, condivido solo se strettamente applicato all’interno di questa attuale situazione e data l’attuale visione dell’Osteopatia, purtroppo interpretata molto spesso erroneamente dagli stessi professionisti del settore. Primo, perché il professionista sanitario, medico, infermiere, fisioterapista, osteopata, ecc… è un possibile veicolo di contagio essendo esposto al contatto diretto con il pubblico.
Secondo, perché l’epidemia è in fase acuta e si è arrivati ad un tale grado di diffusione che, oramai, sarebbe praticamente inutile intervenire in qualsivoglia modo. E qui mi riferisco alla frase di Still che recita: “..se viene chiamato entro un periodo di tempo ragionevole”.

Ciò che, a mio avviso, è allarmante, è il fatto che gli osteopati non si siano minimamente sentiti chiamati in causa in questa emergenza. C’è il silenzio più assoluto, sui media e sui social.
Nella lettera della presidentessa del ROI si fa riferimento al fatto che la nostra professione non salva vite. Questo è vero, ma solo in parte.
Necessita interrogarsi su alcune domande: “Per cosa è nata l’Osteopatia? Quali sono i suoi scopi? Leggendo  i libri di Still quali insegnamenti se ne traggono? Studiando tutte le materie scientifiche di base e considerando la moderna meccano-biologia, quali sono le conclusioni a cui si può arrivare?”.

Still, nei suoi scritti, parla di “malattia”. L’Osteopatia è nata con lo scopo di curare disturbi e malattie, non certo con l’intento principale di curare “mal di schiena” e “dolori al ginocchio”. Ricordo che questi rappresentano, il più delle volte, solo i sintomi e le manifestazioni, sull’apparato muscolo-scheletrico, di processi patologici/disfunzionali attivi altrove. Inoltre, leggendo gli appunti degli allievi diretti di Still (come ad esempio: Elmer Barber o Carl McConnel) si capisce, ulteriormente, come tutte le manipolazioni fatte sull’apparato muscolo scheletrico siano rivolte a risolvere processi patologici e disturbi interni ai visceri ed ai sistemi.
Negli ultimi venti anni, le moderne Scienze Mediche e Biologiche, in particolar modo la Meccano-biologia, hanno confermato le intuizioni di Still. La bibliografia scientifica ufficiale trasuda di articoli e ricerche a conferma di ciò. I principi fondamentali dell’Osteopatia sono scritti nella Biologia Molecolare, nella Fisiologia, nella Fisiopatologia ed in tutte le Scienze di Base. L’Osteopatia ha possibilità di applicazione in tutti i campi della Medicina, se integrata ed affiancata, opportunamente, alle terapie convenzionali.

Mi addolora constatare quanto ciechi siano molti osteopati.

La nostra professione non salva vite, ma potrebbe farlo. Lo scopo dell’Osteopatia è quello di promuovere lo stato di salute, di potenziare e rendere efficienti i sistemi di auto-guarigione, tra cui anche l’Immunità. Un organismo in salute ha molte meno probabilità di ammalarsi (anche di coronavirus) rispetto ad uno che non lo è. Se si contrae una forte infezione/infestazione (batterica, virale o parassitaria), le possibilità di guarire sono sicuramente più elevate se il paziente era precedentemente in uno “stato di salute”, con un sistema immunitario integro e senza patologie correlate che potrebbero interferire sui processi di auto-guarigione (ad esempio: difficoltà nel controllo pressorio, glicemico, endocrino, vegetativo, ecc…).
L’Osteopatia dovrebbe intervenire sia in modo preventivo, per far sì che i pazienti si ammalino il meno possibile, sia nel post-malattia per evitare l’indebolimento dell’organismo, delle sue difese ed eventuali recidive.
Spesso gli osteopati fuggono da ciò che viene considerato “patologico”, tradendo pienamente i principi osteopatici dettati da Andrew Taylor Still e manifestando anche una discreta ignoranza professionale.

Questo periodo di emergenza NON dovrebbe essere un momento di pausa e di silenzio. Dovrebbe essere un incentivo ad interrogarsi su chi siamo, su cosa dovremmo realmente fare della nostra professione, su cosa argomentare e su quale indirizzo dare alla ricerca osteopatica. Sarebbe necessario “sfruttare l’onda” per poter informare l’opinione pubblica (ed anche molti osteopati) delle nostre reali potenzialità.
L’Osteopatia non è il “dolore al collo”, non è il “mal di schiena”, non è la “tendinite” o i “dolori mestruali”. L’Osteopatia è stato di salute, auto-guarigione, processi omeostatici ed allostatici, metabolici, biochimici, biomeccanici, endocrini, immunitari, vegetativi, psichici, ecc…
Bisognerebbe avere il coraggio ed assumersi la responsabilità di uscire dal nostro “comodo rifugio” dell’approccio muscolo-scheletrico e vincere la paura del “patologico”. Necessita diffondere l’Osteopatia per ciò che dovrebbe essere e non per una specie di “Fisioterapia plus”. Sarebbe necessario reindirizzare molti “colleghi” che utilizzano le tecniche manipolative in una visione prettamente fisioterapica o ancor peggio sintomatica. Sarebbe opportuno sensibilizzare l’opinione pubblica su ciò che dovrebbe essere l’Osteopatia e sulle sue potenzialità, ma per farlo, dobbiamo noi, per primi, esserne convinti.
Solo quando, negli studi osteopatici, si presenterà un gran numero di pazienti che vuole essere trattato per combattere le infezioni batteriche o micotiche, le influenze stagionali, le alterazioni della glicemia o della pressione oppure per migliorare semplicemente il proprio stato di salute, allora (… e solo allora) gli osteopati avranno vinto!

Salviamo l’Osteopatia

Negli ultimi anni si sta assistendo, in ambito osteopatico, ad un decadimento della sua filosofia originaria, generato da nuovi movimenti che, nonostante ne proclamino l’efficacia, altro non fanno che allontanarsi nettamente dallo scopo e dalla motivazione che condussero alla nascita dell’Osteopatia nella seconda metà dell’Ottocento. Questo articolo nasce dal desiderio di far luce sui fenomeni che stanno conducendo ad un’allarmante distorsione di questa scienza e dalla volontà di fare un’analisi dura e, spero costruttiva, del quadro osteopatico italiano odierno.
Da alcuni anni, si è assistito alla nascita di due fenomeni controversi: da un lato, ci sono professionisti che cercano disperatamente di esercitare e promuovere l’Osteopatia secondo i concetti originari di A.T. Still, di farla accettare al mondo medico, di iniziare ricerche che tendano ad evidenziarne le potenzialità e di comprovarne, con metodo scientifico, la validità; dall’altro lato, esiste una pletora di “pseudo-professionisti” che aggiungono una “falsa osteopatia” a qualche altra professione o pratica (fisioterapia, metodi olistici, preparazione fisica, yoga, zumba, pseudo-medicine dal sapore orientale e new age…) e che vendono un prodotto finale che altro non è che un “minestrone di tecniche” rivolte a diminuire la sintomatologia riferita dalla persona, in antitesi con gli originali concetti osteopatici.

Nell’ultimo periodo numerosi italiani si sono avvicinati all’Osteopatia, incrementando statisticamente la percentuale di richieste di trattamento, ma le errate interpretazioni di quest’ultima hanno fatto sì che i risultati delle terapie non siano stati sempre positivi, inducendo i pazienti a rivolgersi a numerosi “professionisti” prima di trovarne uno realmente preparato.
Ritengo che due siano i fenomeni che contribuiscono maggiormente a creare nuovi modelli osteopatici inadatti e non efficaci. Il primo è quello per il quale presunti osteopati neodiplomati si lanciano nel campo della ricerca e della formazione senza tuttavia avere un’esperienza clinica e teorica adeguata e, molto spesso, senza conoscere i motivi per i quali l’Osteopatia è nata. Essere un “diplomato” non significa essere un “professionista”. Il secondo consiste invece nella tendenza a confondere la “tecnica” con l’ “Osteopatia”. La maggior parte dei corsi post-graduate, difatti, verte sull’esclusivo insegnamento di tecniche, senza tenere in considerazione che queste sono solo gli “strumenti” con cui si interviene sul paziente.
L’inadeguata e sterile formazione post-lauream, unitamente alla mancanza di umiltà che caratterizza molti dei diplomati in questa branca, sono il motivo per cui è sempre più facile, ad oggi, rivolgersi ad operatori poco qualificati, i quali si presentano spesso con titoli abusivi che sfiorano il reato di usurpazione di titolo (art. 498 del codice penale) e travisano la filosofia osteopatica, mettendo in cattiva luce questa disciplina e screditando il lavoro di coloro che la praticano con profonda dedizione ed in modo esclusivo: i veri “professionisti”.
Ciò che contraddistingue un vero osteopata è il ragionamento clinico e la fine palpazione, che si apprendono solo dopo molti anni di studio e di pratica. Inoltre, egli dovrebbe possedere un’ottima conoscenza delle materie scientifiche di base, le quali danno la possibilità di avere un esatto quadro clinico del paziente e di interagire con altre figure, come ad esempio il medico, sullo stesso livello culturale. Ciò richiede notevoli impegni e sacrifici, motivo per il quale la “vera Osteopatia” rappresenta una via che solo pochi hanno il coraggio e la volontà di intraprendere.

A causa della leggerezza con la quale i finti professionisti praticano questa disciplina, l’Osteopatia italiana non sta crescendo, ma si sta involvendo ad un ritmo drammaticamente veloce ed i risultati di questo suo declino saranno visibili tra pochi anni.
Con sempre maggior frequenza sui social media vengono pubblicati video ed articoli di coloro che non posso far altro che definire “opinionisti auto referenziati”, che forniscono una visione dell’Osteopatia edulcorata, ingannevole e falsa. Purtroppo ciò accade anche in contesti quali le trasmissioni radiofoniche, le trasmissioni televisive e le riviste del settore, nelle quali intervengono e scrivono personaggi che, con metodiche improprie, snaturano la disciplina e che, pertanto, non oserei definire “colleghi”. Questo è ciò che accade, purtroppo, quando i media consentono a qualunque operatore di dir ciò che vuole. Il risultato di questa ingannevole divulgazione rappresenta un danno gravissimo ed irreparabile per l’Osteopatia italiana.
Personalmente ho scelto di diventare un osteopata professionista immediatamente dopo aver conseguito il diploma. Mi sono inserito nel mondo della ricerca e della formazione post-graduate in “punta di piedi” e solamente dopo 15 anni di studio, di pratica clinica e di insegnamento svolto in due delle più importanti scuole italiane. Nonostante questo percorso, non mi sento tutt’ora “professionalmente arrivato” ed il desiderio di essere in grado di avere una visione d’insieme più ampia mi ha portato ad iniziare lo studio delle Scienze Biologiche, al fine di colmare le lacune di conoscenza e di approfondire numerosi argomenti che sono alla base della teoria osteopatica.
In questo periodo storico il mondo osteopatico è in una situazione critica, in bilico tra il riconoscimento di professione ed il marchio di “ciarlataneria”. Ritengo sia dovere di tutti coloro i quali tengono a questa professione combattere il “non-professionismo”, la falsa divulgazione e l’ignoranza.
Salviamo l’Osteopatia, per favore!

Con profondo dolore, Oliviero Bonetti – D.O.

Il comitato scientifico di OMICRON BETA

Abbiamo formato il Comitato Scientifico ed abbiamo iniziato subito a lavorare, ancor prima di ufficializzare lo Statuto.

Nel Comitato Scientifico sono coinvolti:

  • Dott. Giuseppe Morelli
    Medico chirurgo specialista in Chirurgia Toracica. È stato Dirigente Medico dell’Unità Operativa di Chirurgia Toracica dell’Ospedale San Filippo Neri – Roma. Attualmente esperto di Pianificazione Ospedaliera ed extra ospedaliera negli interventi relativi a situazioni di maxi emergenza da contaminazione Chimica, Biologica, Radiologica e Nucleare.
  • Dott.ssa Daniela Willems
    Biologa ricercatrice. Dottorato di ricerca in Scienze Morfogenetiche e Citologiche. E’stata Docente nei corsi di Laboratorio di Colture Cellulari nel corso di Laurea Magistrale di Biologia Cellulare e Molecolare (Università di Viterbo). Attualmente insegna laboratorio di Ecotossicologia. L’attività di ricerca si focalizza sul differenziamento cellulare animale attraverso l’utilizzo di modelli di colture in vitro per saggi di tossicità di inquinanti ambientali.
  • Dott. Valerio Chiurchiù
    Biologo ricercatore. Attualmente presso Scuola di Medicina e Centro Integrato di Ricerca del Campus Bio-Medico e presso la Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma. Laboratorio di Neurochimica dei Lipidi. Studia il ruolo dei lipidi nella modulazione delle risposte infiammatorie nelle varie popolazioni del sistema immunitario, sia nei processi fisiologici che patologici neurodegenerativi ed infiammatori cronici (sclerosi multipla, Alzheimer). Studia il ruolo di nuovi lipidi bioattivi (resolvine, maresine, …) collaborando quotidianamente con prestigiose università tra cui l’Università di Stoccolma e Harvard University di Boston.
  • Dott. Fabio Calabrò
    Medico chirurgo specialista in Oncologia. Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia Medica – Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini. Oltre all’attività clinica, svolge attività di ricerca partecipando in qualità di sperimentatore a numerosi studi internazionali di fase I, II e III.
  • Adrianus Jacobus De Koning, D.O
    Direttore dell’ International College of Osteopathic and Manual Medicine (ICOMM). Presidente del registro degli osteopati olandese dal 1990 al 2001. E’ stato Presidente dell’ Upledger Institute . Collabora con il Barrall Institute. Attività di ricerca sulla fibrillazione atriale con il reparto di cardiologia del Fatebenefratelli.
  • Jonathan Parsons, D.O
    Osteopata. Responsabile della didattica presso Eureopean School of Osteopathy (ESO) di Maidstone (UK).
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Nascono OMICRON BETA e GAMMA WAVE

Nascono la OMICRON BETA Osteopathic Research e la GAMMA WAVE Advanced Osteopathic Education and Training

Lavoro come osteopata professionista da circa 15 anni. Dopo il diploma mi sono dedicato completamente all’attività clinica ed all’insegnamento, prima come assistente poi come docente.

Durante questo percorso mi sono reso conto che l’Osteopatia ha enormi potenzialità e nello stesso tempo manca di spiegazioni. Nel 1998 uscì un articolo sull’ American Scientific dove venivano presentati gli studi sul concetto di Tensegrità e sulla meccano-trasduzione cellulare. Immediatamente capii che quella era una della possibili strade da seguire per giustificare ciò che i principi dell’Osteopatia dettano da 150 anni.

Raccolsi sempre più materiale sull’argomento, accorgendomi, però, di non avere le basi per poter capire ciò che era scritto nella maggior parte degli articoli. Recettori, pattern molecolari, cascate enzimatiche, reazioni chimiche, rappresentavano spesso una giungla di sigle incomprensibili. Il mio studio più cercava di andare in profondità e più diventava incubo, frustrazione e senso di avvilimento.

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